LE NEWS DA MONTEPULCIANO

Pozzo de' Grifi e de' Leoni

La Sovrintendenza per i beni ambientali ed architettonici di Siena e Grosseto si è impegnata con l'Amministrazione Comunale di Montepulciano a restaurare il Pozzo dei Grifi e dei Leoni. opera di Antonio da San Gallo il Vecchio, che fa bella mostra di sè nella rinascimentale Piazza Grande. Intanto l'amministrazione comunale ha messo in bilancio 100 milioni per un intervento a cui dovrebbe contribuire l'Amministrazione Statale ed il suo restauro consisterà oltre che nella ripulitura di tutto l'edificio con intervento nelle parti deteriorate, anche nella sollevazione, mediante gru di tutto l'architrave, che sorregge il grifo ed i leoni. Il distacco dell' architrave dal monumento permetterà di verificare la stabilità delle colonne portanti e la consistenza di tutto il complesso architettonico ed infine di intervenire nell'architrave stesso, che necessita di delicati interventi. Com'è noto e come è riportato in caratteri romani sulla base dell'architrave la costruzione, che risale al secolo sedicesimo, ha avuto un succesivo restauro nel 1700. Trascorsi due secoli dalle ultime riparazioni, ora si attende che la Sovrintendenza senese faccia la sua parte. Il sovrintendente ai monumenti e personale tecnico del Ministero dei Beni Culturali hanno studiato con cura le modalità di intervento. Quando? Da parte dei tecnici si risponde che potrebbe essere possibile entro qualche anno.

Montepulciano e Pienza nella Guida oro del Touring

La collana Guide d’oro nasce dalla collaborazione fra il Touring Club Italiano e il settore guide delle Éditions Gallimard ed è pubblicata in dieci lingue e in undici paesi del mondo. È uscita nel settembre scorso la guida oro Italia che raccoglie tra l’altro alcuni interessanti itinerari. Uno di essi Firenze e le terre toscane dichiara nella sua presentazione conclusiva: "Alle storiche abbazie di Monte Oliveto Maggiore e di San Galgano, drammaticamente diruta, seguono poi i die gioielli della Toscana di sud est: Pienza, raffinata invenzione dell’Umanesimo rinascimentale e Montepulciano, la più lontana da Firenze (ne dista 142 chilometri) ma dello stile fiorentino convincente presenza in terra senese". Nel presentare queste due città d’arte di levante si cita una celebre frase del francese Jules Michelet che così riecheggia: "I francesi ignoravano questa terra ove pareva che l’arte, unendo tanti secoli ad una natura così propizia, avesse realizzato il paradiso in terra". Relativamente a Pienza, la città ideale del Rinascimento, esalta il disegno ambizioso di Pio II Piccolomini con riferimento interessanti; il palazzo Piccolomini "quasi una replica dell’albertiano palazzo Rucellai a Firenze con la novità del cortile interno e delle ariose logge sulla valle". A proposito del duomo si sostiene che la facciata "rielabora quella del tempio malatestiano di Rimini. L’interno invece ci riporta al tardo gotico (chiesa e sala) che il pontefice aveva molto ammirato nei suoi viaggi in Germania". Lo sguardo su Pienza si chiude ricordando che Pio II fece costruire anche un ospedale pubblico ed un lotto di case a schiera per la popolazione più povera. Il miracolo di Pienza o meglio il complesso architettonico ed urbanistico pientino fu realizzato nel breve periodo di tre anni ed ebbe un brusco arresto per la morte del pontefice, nel 1494, subito seguita da quella del suo architetto Bernardo Rossellino, uno dei più prestigiosi allievi di Leon Battista Alberti.

Montepulciano "enclave fiorentina in terra di Siena"

Montepulciano viene presentata come una delle città più ricche in Italia di monumenti quattrocenteschi e cinquecenteschi. "Artisti di grandissimo valore concorsero alla loro costruzione conferendo al volto urbano un carattere inconfondibile di ‘fiorentinità’ e creando uno dei complessi più belli ed armonici del Rinascimento". Per l’accostamento a Firenze, da cui dipendeva economicamente e politicamente, la guida ricorda un famoso artista, Michelozzo, ideatore tra l’altro del Palazzo Comunale che sembra ripordurre il fiorentino Palazzo della Signoria. Relativamente al tempio di San Biagio, capolavoro realizzato da Antonio da Sangallo il Vecchio tra il 1518 e il 1545, aggiunge: "vista anche a grande distanza la chiesa non sembra rimpicciolire, ma continua a risaltare fortemente in rapporto agli edifici della soprastante città".