E' morto in Ottobre il notissimo critico d'arte Federico Zeri. La notizia riguarda in un certo senso anche la Valdichiana. Federico Zeri infatti parlò a più riprese delle opere d'arte della nostra zona ed in particolare della tavola dell'ANNUNCIAZIONE di Domenico Beccafumi, conservata nella Chiesa di San Martino a Sarteano che, nel 1994 alla TV Nazionale, fu indicata da Zeri come uno dei capolavori del Rinascimento senese.

Federico Zeri nel ricordo di Maria Russo
Il ricordo di Antonio Sigillo


Federico Zeri nel ricordo di Maria Russo

Federico Zeri ci ha lasciato: una grave perdita per l'arte e la cultura, siamo più soli e quasi meno protetti; certo dovremo fare tesoro della sua eredità, consistente in particolare per l'amore verso le cose storiche e per la loro integrità. Di lui hanno scritto e continueranno a parlare, spero a lungo i media, quindi non intendo stendere un elogio della sua statura di critico serio e di uomo di ampio sapere, che andava dall'arte, alla botanica, alla musica, alla poesia. Vorrei solo chiedermi perchè un giornale ha titolato Addio Zeri, talento scandaloso e perchè quai tutti i commenti lo hanno definito "eccentrico". Scandaloso ed eccentrico solo perchè non era "conformista", non si allineava con le necessità del profitto? Il discorso mi porterebbe lontano, desidero rammentarlo durante la sua ultima visita a Montepulciano, il 16 Luglio 1994, in occasione dell'inaugurazione della Mostra "Umanesimo e Rinascimento", predisposta all'interno delle celebrazioni del V Centenario della Morte del Poliziano. Non si fece pregare, non occorsero intermediari: venne volentieri e con naturalezza intervenne alla nostra iniziativa, con la consueta alta competenza, con il suo sicuro ed alto eloquio. Ero emozionata perchè lo incontravo di persona per la prima volta, ma Zeri mi salutò con cortesia e cordialità; tagliò con me il nastro inaugurale alle porte del museo. Riappariva per la prima volta nelle stanze della Pinacoteca, dopo il trafugamento, la tavola del Sodoma: "Sacra Famiglia e San Giovannino", che proprio Federico Zeri aveva ritrovato a Parigi in una collezione privata, identificandola con estrema sicurezza come opera appartenente alla Collezione Crociani del Museo di Montepulciano. Di questo suo "dono" non si era gloriato durante l'intervento a San Francesco, mntre aveva espresso parole d'elogio nei confronti della Comunità poliziana e delle sue Amministrazioni, perchè ritornato dopo quasi trent'anni, aveva ritrovato intatto il Centro Storico, tra i più belli d'Italia. Durante la visita al Museo, si fermò davanti al quadro del Sodoma con affetto e piacere, parlando pianamente con quanti gli erano vicini. E continuammo a discutere durante il pranzo a Cetona, dove eravamo andati per "inaugurare" l'opera degli artisti Tazio Angelini e Fausta Ottolini "La Giostra delle Stanze" creata per le celebrazioni poliziane. Fu una conversazione cordiale su vari aspetti dell'arte e della vita: Zeri si mostrò molto interessato alle iniziative per il Poliziano e per i progetti che personalmente portavo avanti per il futuro. Ancora ne porto l'appagamento che provai nell'ascoltare le sue sapienti considerazioni e nel ribadire le sue profonde convinzioni, in particolare, sulla necessità di arricchire la mente umana della produzione artistica e di serbarla con attenzione e cura. Un forte insegnamento discende da questo maestro: quello che indica le strade della conoscenza dell'arte, attraverso la scelta "diretta" dell'opera e lo studio intenso e profondo della storia.

[Maria Russo]

Il ricordo di Antonio Sigillo

Una memoria portentosa. In questi anni di appassionata ricerca di testi di storia dell'arte che potessero aiutarmi nella formazione culturale e artistica, spesso, ho cercato testi d'arte di Federico Zeri. Il suo modo di scrivere schietto e fulmineo e la sua comunicativa sono stati gli elementi di fondo che mi hanno attratto e formato e devo dire grazie a questo, 'scomodo e anticonformista', cultore dell'arte. In queste settimane è stato scritto tanto su di lui ma la frase che mi ha più colpito è stata:"da oggi siamo più soli', siamo più soli poiché, con Zeri, viene a mancare il coraggio della denuncia contro il degrado delle opere d'arte presenti nel territorio italiano e il deterioramento in cui versa gran parte del nostro patrimonio artistico. Per meglio caratterizzare il suo pensiero, egli ebbe ad affermare, in modo provocatorio: "meno male che Napoleone si è portato un bel po' di opere d’arte, sennò qui distruggevano pure quelle che stanno al Louvre". Famose sono state le sue battaglie contro chi ha permesso restauri e consolidamenti di antiche strutture con materiali poco idonei; la critica venne mossa contro chi realizzò il sostegno in cemento sopra la vela, oggi crollata dopo il terremoto, della basilica superiore d'Assisi; ma fu anche presente ad eventi che nascondevano un disegno criminale, come la bomba fatta espoldere accanto alla Galleria degli Uffizi a Firenze. La RAI realizzò un documentario nei giorni seguenti all'immane disastro, nel quale persero la vita alcune persone e il patrimonio artistico di Firenze fu seriamente danneggiato. In quell'occasione fu chiamato per commentare i danni subiti dalle strutture artistiche: la Torre dei Pulci, sede dell'Accademia dei Georgofili, andata totalmente distrutta, ed i notevoli danni subiti dallo scoppio della bomba delle opere d'arte presenti nelle sale della Galleria degli Uffizi adiacenti al luogo del disastro. Nel filmato Zeri commentava sconfortato i danni e quello che rimaneva di questa antica struttura e delle opere d'arte ma, in quell'occasione, affermò in modo critico che non vi era ragione perché l'Archivio di Stato occupasse gran parte delle logge degli Uffizi, ed auspicava che questo spazio potesse essere reso libero per poter ampliare gli Uffizi. Zeri era un personaggio scomodo, etichettato come 'eccentrico e scandaloso' ma a lui questo non importava, certo soffriva per le poche collaborazionì che il mondo culturale e dell'arte italiana gli offrivano e come nella migliore tradizione "nemo profeta in patria", egli era frequentemente consultato per valutazioni di opere d'arte o realizzazioni dei cataloghi dei musei più importanti del mondo: in America, in Unione Sovietica e in Francia ed il poco amore che gli italiani nutrivano nei suoi confronti lo portava a dire: "vivo in un paese nel quale mi sento straniero". Da Zeri e da Bargellini, sindaco di Firenze ai tempi dell'alluvione (!966), ho imparato che l'arte bisogna amarla, non impararla e gridarla, come si è visto negli ultimo decennio da parte di scaltri storici dell'arte. Dall'amore per l'arte deve derivare la coscienziosa ricerca al fine di non appiattirsi su canoni attributivi che i "saggi dell'arte" hanno sentenziato prima di te; e così, seguendo questo filo logico della staticità attributiva, fu polemica quando Zeri rivalutò il "Trono Ludovisi" asserendo che era un'abile copia ottocentesca, o quando, in occasione del ritrovamento delle famose ‘teste di Modigliani’ a Livorno, egli non si schierò con chi affermava, che fossero autentiche anzi esortava gli storici dell'arte ad essere cauti nelle loro affermazioni; infatti quando, qualche tempo dopo, alcuni ragazzi affermarono che le sculture le avevano realizzate loro con un trapano, ci fu un certo imbarazzo nel mondo dell'arte. Sappiamo che oltre alla sua profonda cultura e alla sua eccezionale memoria, si avvaleva di una biblioteca che conteneva 70 mila volumi e una fototeca privata, la più grande al mondo, costituita da 800 mila fotografie raccolte in tanti anni di attività. La coerenza attributiva grazie alla quale Zeri restituiva ai dipinti, e non solo, identità, passava attraverso un percorso indiziario incrociato dove elementi di diversa natura: filologici, storici e iconografici, innescati fra di loro e sapientemente miscelati alla sua vasta conoscenza del mondo dell'arte, hanno portato alla risoluzione di tante "difficili" attribuzioni o a reattribuzioni. Il mio ricordo personale va al 16 luglio 1994 quando ebbi la fortuna di incontrarlo durante le celebrazione del cinquecentenario della morte del Poliziano; venne ad inaugurare la mostra "Umanesimo e Rinascimento a Montepulciano" e in quell'occasione ricordò con piacere che il nostro centro storico, con le sue strutture monumentali, era rimasto inalterato come nel ricordo della sua visita alla città negli anni settanta. All'interno della mostra nella piccola sezione intitolata ‘hic et nunc’ era esposta l'opera pittorica raffigurante la Sacra Famiglia con S. Giovannino attribuita a Giovan Antonio Bazzi detto il Sodoma, opera che fu rubata nel 1970 dal Museo e che Zeri fece recuperare dal nucleo investigativo dei Beni Artistici in Francia nel 1992 dalla collezione di un privato. Ancora oggi ricordo il sorriso soddisfatto di chi, grazie ad una memoria portentosa, ha recuperato un bene artistico che si riteneva oramai perso. Per questa ragione Montepulciano dovrebbe, a mio avviso, ricordare Zeri nella didascalia della Sacra Famiglia quando il quadro sarà esposto nelle nuove sale del Museo Civico. Da oggi siamo più soli, è vero, mi mancherà e ci mancherà quella voce che fuori dal coro ammoniva ed esortava ad avere più attenzione e cura del nostro immenso patrimonio artistico.

[Antonio Sigillo]