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Home » News » Chiusi: eccezionale ritrovamento archeologico

Nel corso di lavori edili per l’ampliamento della strada e il consolidamento del muro di
cinta, sono stati portati alla luce i resti di un’antica domus romana e qui, di recente,
sono state rinvenute tre nuove stanze che si vanno ad aggiungere alle altre tre già
scoperte e una cisterna quadrangolare di 5 metri per 5, profonda 10 metri. La cisterna si
trova in fondo ad un pozzo per il recupero delle acque piovane. “Anche questi ultimi
ritrovamenti confermano che si trattava dell’abitazione di una famiglia facoltosa e
patrizia – precisa Mario Iozzo, direttore del museo e responsabile di zona per la
Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana – La posizione privilegiata, su una
collina con vista sul lago e fuori dal centro abitato, e la grande quantità di affreschi
alle pareti lasciano capire che si trattava della residenza di personaggi della nobiltà
romana”.


La villa è composta da numerosi ambienti che si estendono su una superficie vasta e
presenta. I materiali risalgono a due fasi temporali diverse. L’abitazione è di sicura
origine augustea, quindi intorno al 1° secolo d.C. Un successivo e consistente
rifacimento, poi, è databile intorno al 3° secolo, probabilmente dovuto alla distruzione
portata da un terremoto o, comunque, da un altro tipo di catastrofe naturale. “Si può
dedurre – continua Iozzo – che la domus sia stata abitata per un periodo davvero lungo,
almeno fino al 7° secolo, quindi fino all’epoca longobarda. Poi è iniziato il decadimento
fisico e strutturale, probabilmente è stata abbandonata”.


Il rinvenimento della villa romana ha una portata di grande rilievo, dunque, non solo per
l’archeologia locale. Il lungo periodo di utilizzo, il suo perdurare attraverso i secoli,
infatti, aiutano a capire il susseguirsi di usi e di riti soprattutto in quel periodo
particolarmente delicato, e per molti aspetti ancora oscuro, che fu il passaggio dalla
cultura romana alla civiltà longobarda. Per quanto riguarda Chiusi, poi, questo scavo è
fondamentale per chiarire la fisionomia e la topografia della cittadina durante i primi
secoli del Cristianesimo. E ancora. La presenza di un’abitazione così grande e che lascia
intuire tracce di proprietari tanto ricchi è una conferma fondamentale della tradizione
che vuole la città di Porsenna tra le più importanti e prestigiose dell’Etruria, dagli
Etruschi in poi, per molti secoli. Addirittura più potente di Roma, se si pensa alla sua
importanza come via di comunicazione tra il nord e il sud Italia e alla prosperità della
terra, capace di fornire non solo grano a volontà ma anche acqua, cacciagione e pesce.
“Certo – continua Mario Iozzo – saranno necessari ancora anni di scavi per comprendere
appieno la rilevanza e il contributo scientifico di questo ritrovamento. Per ora possiamo
solo intuire, possiamo fare supposizioni, è come un iceberg di cui vediamo la punta, solo
una piccolissima parte del tutto”.


La campagna di scavo, condotta dalla cooperativa Saci, Società Archeologica del Centro
Italia che ha vinto l’appalto dei lavori, proseguirà almeno fino al 2005. La
Soprintendenza della Toscana si è impegnata a chiedere al Ministero per i Beni culturali
i finanziamenti necessari: 30 mila euro per l’anno in corso e per il prossimo e 40 mila
per il 2005. Sul campo lavorano a pieno ritmo professionisti e volontari, ma ciò che più
costa sono i macchinari e le attrezzature di alto livello utilizzate. E, riconosciuta
l’importanza del ritrovamento e del lavoro fino ad ora svolta, un mecenate americano ha
voluto offrire una propria sponsorizzazione offrendo mille dollari per la campagna di
scavo.


Non solo. La grande estensione dell’area interessata dal ritrovamento fa già parlare di
un futuro “museo a cielo aperto”, per ora solo un’ipotesi ma che darebbe vita ad un
progetto unico nel suo genere, un modello di valorizzazione del patrimonio antico che
potrebbe aprire la strada a metodi innovativi e originali di vivere l’archeologia. Di
sicuro Chiusi, ancora una volta, conferma la ricchezza delle sue risorse storico-
archeologico, la grande attenzione delle istituzioni per la tutela e la valorizzazione
delle radici antiche e il forte coinvolgimento di associazioni locali e volontari.


Numerosi affreschi


Delle vere e proprie “cassettate” di pezzi di affresco, di tutte le dimensioni e le
forme. La domus augustea ha reso alla luce anche questo, uno straordinario patrimonio di
figure, disegni e colori che costituivano quello che oggi è l’intonaco delle nostre
abitazioni.


Tutti questi frammenti sono stati raccolti, catalogati e verranno adeguatamente puliti.
Nei casi possibili, si cercherà anche di ricostruire le figure e di ricomporre eventuali
scene pittoriche. La preziosità dei rinvenimenti consiste nella loro grande quantità –
centinaia e centinaia – e soprattutto nell’eterogeneità dei colori, una gamma così ampia
di toni e sfumature come non se ne conoscono altri.


Ipotesi fantasiosa, il mausoleo di Porsenna? Ma gli esperti non lasciano spazio a
dubbi: almeno 600 anni di differenza.


L’ipotesi sarebbe davvero bizzarra, eppure qualcuno ha ipotizzato che questo scavo possa
in qualche modo essere legato al lucumone Porsenna.


Se, infatti, in antichità quella era ritenuta una delle aree più “esclusive” di Chiusi –
in collina e con vista sul lago -, perché proprio quel terreno non avrebbe potuto essere
scelto dal ricchissimo lucumone etrusco per farsi seppellire con il suo cocchio, come
narra la leggenda, tutto d’oro, trainato da cavalli d’oro e accompagnato da una chioccia
con tanto di cinquemila pulcini al seguito, anch’essi d’oro? Solo un’ipotesi, in verità.
Che non manca di fantasia. Ma che sta a dimostrare anche il fascino che suscita ancora
oggi la figura del condottiero etrusco e soprattutto la curiosità dei chiusini per quel
loro antenato tanto misterioso.


Del resto, Plinio il Vecchio (23 a.C. – 79 d.C.) nella sua opera, Naturalis historia,
così narra: “Fu sepolto sotto la città di Chiusi nel qual luogo lasciò un monumento
(quadrato) di pietra squadrata. Ciascun lato era largo 300 piedi e alto 50; dentro questa
base quadrata un labirinto inestricabile nel quale se qualcuno entrava non poteva trovare
l’uscita senza un gomitolo di filo. Sopra questo quadrato stanno cinque piramidi...”. E’
una descrizione fantastica che da sempre ha scatenato l’immaginazione popolare attraverso
i misteriosi canali della cultura folcloristica.


“Niente di tutto questo – ribadisce l’impresa Saci che sta effettuando gli scavi – non
c’è alcun elemento per poter pensare che la domus romana sia legata in qualche modo alla
leggendaria tomba di Porsenna. Siamo lontanissimi anche nel tempo in quanto il lucumone
etrusco apparteneva al 5 sec. a. C. e questa imponente villa romana risale al I° seco. d.
C., c’è la differenza di 600 anni. Tutto conferma, invece, che si trattava
dell’abitazione di un notabile romano, forse mandato a Chiusi per controllarne la vita
politica ed economica, che deve essere stata particolarmente florida”. Le tre stanze
venute alla luce negli ultimi tempi mostrano pavimenti lussuosi con decorazioni un marmo
grigio e porfido rosso, mentre le pareti risultano affrescate con motivi floreali,
cornici e oggetti ornamentali come anfore e colonne.

 

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