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Home » News » Federico Fellini a Chianciano

Quando si parla di una celebrità che ha soggiornato in un determinato piccolo medio
centro, pur famoso, ci si attribuisce conoscenza diretta, frequentazioni, episodi, che
spesso non sono esatti; o sono tramandati o sno inventati e affidati alla solita trafila
mediatica. Prendiamo il caso di Federico Fellini, a Chianciano.
Io cominciai a frequentare Federico Fellini nel 1954, intervistandolo nella casa in cui
allora abitava, in Via dei Monti Parioli, a Roma (prima di trasferirsi in Via Margutta
110, dove rimase quasi fino alla fine). Documenta il mio primo incontro un'intervista
pubblicata nel mensile "Il film italiano" edito da "Unitalia film" e diretto da Lidio
Bozzini. Aveva appena finito di girare (con grande successo), il suo vero primo grande
film La strada. Era già famoso, ma la celebrità venne più tardi, con La dolce vita e Otto
e mezzo. Mi onorò subito della sua amicizia e così Giulietta. Aveva anche allora
l'abitudine di telefonare prestissimo, al mattino. A me, allora redattore in un
quotidiano romano (quindi impegnato in redazione fino all'una o alle due di notte)
chiedeva le ultime notizie e i commenti (non sentiva la radio). Veniva anche a casa mia,
a cena, dove apprezzava i piatti siciliani di mia moglie Elena Calivà, allora agli inizi
della sua carriera dì cantante folk (fu finalista a "Canzonissima").


Sulla sua prima venuta a Chianciano, circolano varie voci fra gli anziani locali. Che un
guasto automobilistico in VaI d'Orcia, sulla Cassia, (non c'era ancora l'Autostrada),
l'abbia spinto a sostare appunto al Grand Hotel. Che alcuni disturbi epatici di Giulietta
siano stati motivo del soggiorno in una cittadina e soprattutto in un luogo preciso,
tranquillo: appunto il Grand Hotel, per il giardino alberato dal quale non si muoveva
quasi mai, se non per venire a casa mia, a Montepulciano, nel giardino della mia
villetta, nella zona di Martiena. E veniva da me soprattutto perché (diceva sorridendo)
ci mangiava bene. Era estate, anche io ero in vacanza, si riposava e accettava incontri
con amici comuni di una certa levatura, come documentano le tante fotografie che le mie
figlie, allora bambine, scattavano; l'On, Adolfo Sarti, coltissimo parlamentare
piemontese e poi Ministro dello Spettacolo (anche intenditore di vini), l'On.
Pennacchini, sottosegretario alla Giustizia, la voce nota della radio Gina Basso e
soprattutto un chiancianese, Idro Lazzerini, dimenticato oggi da tutti, deceduto da
tempo, pittore naif, che io presentai al Presidente Pertini (che gli comprò due quadri) e
a Vittorio De Sica. Questa è storia.
Organizzammo, sempre a Chianciano, una mostra di Idro che non era nemmeno lontano parente
dei Lazzerini alberghieri (anche se poi anche lui aprì una pensione a Chianciano), ma
veniva dalla campagna, forse da Cervognano. E Fellini venne al vernissage. E poi venne
anche alla mostra di Roma.
Federico stava bene con noi, in campagna. Nemmeno aveva voglia di girare per i pur
bellissimi nostri dintorni. Girava invece Giulietta Masina, in cerca di olio buono,
formaggi e vino dai contadini.


Trascorsero gli anni, Fellini passò di trionfo in trionfo, soprattutto con La dolce vita,
nel 1960, e si arrivò a Otto e mezzo, realizzato nel 1963 Certamente si ispirò anche a
Chianciano dove girò varie scene, ma l'ambientazione termale fu fatta anche a
Montecatini; ma soprattutto fu ricostruita a Cinecittà, sia pure pensando a Chianciano.
Fellini, come tutti i grandi registi dopo il periodo realistico, come recentemente anche
Scorsese con Gangs of New York, preferiva Cinecittà. Pochi seppero che la Via Veneto de
La dolce vita, compreso il traffico automobilistico e la facciata dell'Excelsior, furono
ricostruiti interamente nello Studio 5 e in altri studi, appunto di Cinecittà.


L'attaccamento a Chianciano, però, gli rimase; e anche, soprattutto, a Giulietta. Ma
evitava qualsiasi forma di pubbliche relazioni, raramente scendeva all'Acqua Santa,
rimaneva a leggere e a scrivere nel giardino del Grand Hotel. Non lo attiravano molto
neanche le opere d'arte dei nostri bellissimi dintorni; venne a Montepulciano per il
premio Il Grifo d'oro, e a Monticchiello per uno spettacolo del Teatro Povero e due volte
a Montalcino, nella Fattoria dei Barbi, ospite della signora Francesca Colombini
Non esistevano allora i cellulari, ma anche da Chianciano Fellini telefonava spesso e
sempre la mattina presto; un suo interlocutore, quasi quotidiano, anche più mattiniero di
lui, era l'Avvocato Agnelli.


Il luogo, comunque, gli piaceva molto e così l'atmosfera chiancianese. Giulietta faceva
la cura prima a Sant'Elena e poi all'Acqua Santa.
Questa è tutta la verità storica di Fellini a Chianciano nei primi anni Sessanta.
Lo ricordano, ormai, solo gli ultracinquantenni; ma il ricordo è stato giustamente
tramandato ed è giusto che Chianciano nel quarantennio di Otto e mezzo lo ricordi, e
magari lo onori.

[Mario Guidotti]

 

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