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Home » News » La festa al Capannone

La festa al Capannone, si presume che sia iniziata negli anni in cui fu dato inizio alla bonifica della Valdichiana. Gli operai che parteciparono alla bonifica della valle, costruirono delle grandi capanne dove alloggiare e per riposarsi dopo il lavoro giornaliero. Queste grandi capanne servivano anche per il rimessaggio degli attrezzi di lavoro; ma soprattutto servivano per dare un posto coperto ai muli che venivano impiegati per lo spostamento del terreno; e proprio da queste capanne si pensa che venga il nome di Capannone. Che la zona del Capannone fosse stata, almeno in parte, paludosa lo testimoniano alcuni punti di attracco, dove venivano fissate le barche nonchè la strada che porta a Torrita chiamata ancora oggi "via del porto". La Chiesa del Capannone fu eretta dai Cavalieri di Santo Stefano per dare assistenza spirituale agli operai come attesta lo stemma posto sulla parete esterna Nord della Chiesa. Furono gli stessi Cavalieri di Santo Stefano a portare nella Chiesetta la reliquia di San Macario vissuto nel 360 d.C. I Capannonai sono stati sempre molto devoti a San Macario, tanto che coloro che organizzavano la festa (detti "festieri" o "festaioli") dedicarono la festa a San Macario perchè proteggesse i loro raccolti.

Andando avanti con la storia, sappiamo che in seguito la Chiesa divenne di proprietà della famiglia Grilli. Nel 1935 il Vescovo Conti elesse la Chiesa a Parrocchia, dedicandola a San Macario Abate. Successivamente la Chiesa fu donata alla Diocesi. Nel 1951 Don Enrico Piastri, costrui una casa canonica e vi stabilì. Nel 1970 Don Enrico ampliò la canonica costruendo anche un teatro, dove tra le attività socio-culturali e musicali si sono tenuti anche dei concerti, nei quali hanno cantato artisti famosi come il celebre Tagliavini, Zardo e Spina e le corali di Arezzo, Massa e Bellinzona. La storia delle corse dei cavalli al Capannone è arrivata fino a noi grazie ai racconti tramandati di generazione in generazione; i nonni raccontavano ai figli e ai nipoti, di quanto la corsa veniva disputata in rettilineo, partendo in località Carreccina per arrivare in località Chiesine per una distanza di circa 1000 metri. La partenza veniva data dal "mossiere" sparando un colpo di fucile a salve, se la mossa era valida; se la mossa non era valida i colpi sparati erano due in successione. A partenza valida il "contro-mossiere" che si trovava a metà percorso in località Cipressi, sparava anch'egli un colpo annunciando il passaggio dei cavalli. La gente, che invadeva il percorso sempre numerosa, si spostava solo quando i cavalli erano vicini, la folla si apriva al loro passaggio.


Quando i cavalli giungevano al traguardo anche il giudice di arrivo sparava un colpo di fucile per segnalare che la corsa si era svolta regolarmente. In quel tempo i fantini delle scuderie che venivano da lontano, arrivavano dal Capannone una settimana prima della corsa, per allenare i cavalli nel percorso; anche i fantini delle scuderie vicine allenavano i cavalli nel perorso ma solo il sabato prima della corsa. I cavalli venivano rifocillati nelle stalle dei "festaioli", insieme al bestiame di razza chianina. I fantini passavano la notte nella stalla con i cavalli. I proprietari delle scuderie lontane arrivavano al Capannone la mattina della corsa e venivano ospitati a pranzo dai parrocchiani. I premi di allora per il vincitore erano premi in natura (sembra che uno dei primi premi siano state due dozzine di uova). Andando avanti nel tempo si passò ad uno staio di grano per il vincitore. Poi i "festaioli" iniziavano a fare la questua, andando di casa in casa, così facendo siamo arrivati ai nostri giorni continuando questa antica tradizione. Nel 1962 la costruzione dell'autostrada attraversò il rettilineo dove si disputava la corsa; così Don Enrico Pilastri fece costruire la pista con una sviluppo di circa 400 metri, dove si sono disputate le corse fino ad oggi.

Sulla pista del Capannone hanno galoppato cavalli famosi e sono state presenti scuderie della Toscana, del Lazio, delle Marche, dell'Umbria a anche dell'Emilia Romagna. Numerosi sono i fantini che hanno dato spettacolo nelle pista, dimostrando mestiere, malizia e coraggio; tra questi vanno ricordati a partire dal più famoso della piazza di Siena Aceto a Banana, Bazza, Bazzino, Blanco, Bucefalo, Canapino, Castaldo, Cianchino, Cuttoni, Donatino, Esposito, Gentili (detto Cianca), Falchi, Foglia, Grilli, Mezzetto, Pes, Ricciolino, Sanna, Vittorino e tanti altri.


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