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Home » News » L'apparenza inganna

Al Teatro P. Mascagni
domenica 14 marzo ore 21,15 arriva un’esilarante commedia, scritta
con un tocco leggero ed ironico, butta all'aria con intelligenza i luoghi comuni
sull'omosessualità. Un Francìs Veber in forma smagliante macina battute, smaschera con
divertita cattiveria l’ipocrisia su cui si fondano i rapporti di potere e fa ritratto
vivido e originale della vita quotidiana nel moderno, mondo aziendale. Interpretato da un
camaleontico Neri Marcorè.


Nell'apparenza inganna Francoise Pignan (nel film Daniel Auteuil), e' un semplice
impiegato di un'azienda di profilattici, il classico tipo che passa inosservato, poco
considerato da tutti, persino dall’ex moglie che lo ritiene un fallito. Quando,
fortuitamente, Pignon scopre di essere prossimo al licenziamento, decide di porre fine al
suo calvario: sì suiciderà. Ma al momento di compiere l’insano gesto viene dissuaso dal
vicino di casa Jean Pierre Belone, un ex psicologo aziendale, che gli propone una
spregiudicata strategia per evitare il licenziamento: fingersi gay.


In quel modo, per paura di eventuali attacchi da parte della stampa, il presidente
dell'azienda non oserà più licenziarlo. La strategia ha successo. Nulla cambia nel
comportamento timido e schivo di Pignon, tranne il modo in cui gli altri lo guardano: il
grigio e anonimo travet si è trasformato in un seducente e misterioso omosessuale! Che
come una calamita attrae l’affascinante capufficio, Louiselle Bertrand e il capo del
personale Felix Santini (nel film Gérard Dépardieu) interpretato da Ugo Dighero,
un'insospettabile macho, che scoprirà comicamente nell'attrazione per Pignon i Iati
oscuri della sua avversione per gay.


NERI MARCORE’

Neri Marcorè debutta nella sua
regione, le Marche, con la versione teatrale del film
francese 'L'apparenza inganna', in cui interpreta un uomo fallito che si finge gay per
avere su di sé un po' d'attenzione.
Marcorè ha tre figli, ha studiato da interprete, ha fatto un po' di doppiaggio e, da
quando nel 1995 Serena Dandini lo ha scoperto, tutti lo vogliono: le imitazioni in tv, il
film di Pupi Avati 'Il cuore altrove', tra poco un altro film con Luciana Littizzetto e
adesso il teatro...


Qual è il posto dove ti trovi meglio: cinema, teatro o tv?

Mi piace alternare, perché credo che una cosa sola, alla lunga, può stancare. Mi piace
trovare stimoli diversi e, negli ultimi anni, ci sono riuscito. Sto attraversando un
periodo davvero fortunato.


E va molto bene anche 'Per un pugno di libri', il programma tv della domenica
pomeriggio su RaiTre... Ma i libri che ti hanno cambiato la vita quali sono?


Ce ne sono diversi, nelle varie età: di quando ero più piccolo, mi ricordo 'I ragazzi
della via Pal'. Mi ha insegnato molto sul coraggio e la lealtà che deve esserci tra amici
e compagni. Più avanti, dell'età adolescenziale, non posso dimenticare 'Siddharta: se ne
parla sempre come di un libro molto scontato, Hesse viene un po' sottovalutato, però, a
quell'età, ha avuto un impatto enorme su di me. Negli ultimi anni, ce ne sono stati
moltissimi, non riesco a fare nomi.


C'è invece una larghissima parte di pubblico che ti apprezza soprattutto come
imitatore. Tu i personaggi come li scegli?


Scelgo quelli che mi colpiscono per qualche particolarità e li analizzo un po' più da
vicino. Mi piace scegliere anche quelli che non sono proprio nella prima fascia,
universalmente conosciuti, come Berlusconi. Preferisco cercare personaggi che stanno
dietro le quinte: Gasparri, per esempio, l'ho fatto prima che diventasse ministro. Ora è
molto più famoso, quando l'ha fatto non lo era così tanto. L'ultimo che ho proposto
a 'Mai dire domenica' è Raffaele Morelli, il direttore di 'Riza Psicosomatica': un
personaggio sì conosciuto ma non così tanto...


Neri Marcorè sembra un nome d'arte e invece...

E' il mio vero nome. Neri è un nome di origine toscana, anche se sono marchigiano. E'
stato mio padre: ci teneva lui a darmi questo nome, perché un suo amico si chiamava
così...

 

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