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Home » News » MONTECCHIO VESPONI da COMUNE a COMUNITA'

Nella nostra società urbana e industrializzata non è facile fermarsi per ricordare che solo pochi decenni orsono la maggior parte delle persone si trovavano a vivere nelle campagne e dei frutti che la loro fatica strappava alla terra.Di questa difficoltà di ricordare portano una gran parte di responsabilità gli storici che hanno, salvo poche meritevoli eccezioni, posto la loro e la nostra attenzione sui fenomeni concernenti solo la civiltà urbana.Così è stata trascurata la storia di gran parte delle persone che sono vissute fino ad oggi perché, fin oltre la prima metà del XX secolo, la maggior parte della popolazione, spesso oltre il 90%, ha vissuto nelle campagne. Va anche detto, però, che i pochi studiosi che hanno dedicato la loro attenzione al mondo agricolo lo hanno fatto cercando di delinearne un quadro romantico.Questi storici hanno espresso molta nostalgia per un modo di vita che non solo non potrà essere più recuperato, ma anche ne hanno dato una visione idillica, lontana dalla realtà della quale, caso mai, vanno recuperati solo alcuni valori e armonie che hanno consentito ai lavoratori della terra di superare le enormi difficoltà che si paravano loro dinnanzi e che oggi potrebbero essere utili anche noi per affrontare con maggior serenità e fiducia il nostro cammino nell’esistenza e forse proprio da questo bisogno nasce il crescente interesse per il passato rurale delle nostre società.Questo lavoro, fortemente voluto e sollecitato dal Circolo MCL di Montecchio, non vuole perciò riscrivere la storia di questa piccola Comunità per la quale si rimanda alla poderosa ed accurata monografia di Santino Gallorini, ma piuttosto vuol far riemergere uno spaccato di vita che possa raggiungere anche e soprattutto il lettore non specialista, desideroso però, di ripercorre la vita quotidiana di un “popolo” che oltre che essere stato nei secoli spettatore di grandi avvenimenti, è stato anch’esso, giorno per giorno, protagonista della crescita civile e culturale di questa parte della Toscana.L’intento principale del lavoro è quindi quello di mettere al centro l’umanità della gente di Montecchio. In questo senso ci sorregge l’affermazione di Marc Bloch che nell’ ”Apologia della Storia” afferma: “ Da tempo i nostri grandi maggiori, un Michelet, un Fustel de Coulanges ci avevano insegnato ad ammetterlo: l’oggetto della storia è per sua natura l’uomo. O meglio gli uomini (…) la storia vuol cogliere gli uomini al di là delle forme sensibili del paesaggio, degli arnesi o delle macchine, degli scritti in apparenza più freddi delle istituzioni, in apparenza più completamente staccate di coloro che le hanno create. Chi non vi riesce non sarà, nel migliore dei casi, che un manovale dell’erudizione. Il buono storico somiglia in un certo senso all’orco della fiaba: là dove fiuta carne umana, là sa che è la sua preda.In questa riscoperta “ à parte entière” si comprende che la storia è l’incontro con una realtà intessuta di avvenimenti, dove un avvenimento è ciò che accade, precisamente nel senso che non lo si può completamente prevedere”.In questo lavoro si cercherà di dare dunque visibilità ai “non personaggi”, chiedendoci quali sentimenti abbiano essi provato per le mogli ed i figli, in che modo abbiano vissuto ed affrontato la quotidianità del loro lavoro, che cosa abbiano pensato della loro piccola società, della religione, come siano divenuti adulti e poi vecchi.Questi “ carneadi” della storia hanno costruito pietra dopo pietra, passo dopo passo, generazione dopo generazione, la storia vera di questi territori e non si tratta di letteratura, ma di fatti, non di finzioni, ma di realtà.Per comprender appieno questa Comunità non possiamo perciò fare a meno di chiederci come e quanto incidessero, ancora nel secolo scorso, il tempo della magia, dei culti agrari, dei riti propiziatori, delle orazioni individuali e delle cerimonie sacre collettive etc.Emergerà che la realtà nella quale i montecchiesi per molti secoli hanno vissuto è stata una realtà estranea alle correnti del progresso nel campo dell’educazione scolastica, dell’assistenza pubblica, della morale laica, della cittadinanza politica. Le sole tracce scritte sul loro passaggio su questa terra le troviamo nei registri della parrocchia o in quelli della locale pretura, perché il microcosmo nel quale venivano al mondo e nel quale si preparavano a morire era quasi del tutto ignorato dai poteri forti che si occupavano del “ villano” quando egli diveniva, volente o nolente, possibile perturbatore dell’ordine costituito, un problema da risolvere o da reprimere ed è per questo che non ha fatto “storia”.Oggi quel mondo è praticamente scomparso sotto gli occhi dei vecchi contadini che si ostinano ad affermare che il mondo è cambiato in peggio, ma già in precedenza questa stessa affermazione era stata fatta, sotto altri cieli e in altri tempi da infiniti altri vecchi contadini.Prof. Giuseppe Alpini Presidente Istituzione Culturale ed Educativa Castiglionese
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