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Home » News » La crisi a Chianciano Terme

Passare dalle parole ai fatti
per uscire dalla crisi decennale delle nostre terme


Con una lettera aperta pubblicata su ”La Settimana” del 27 settembre scorso la Soc. Albergatori spa, che partecipa alla gestione delle Terme, constatando che un’altra stagione si  chiude negativamente, prende atto innanzitutto che non vi sono state azioni coordinate per recuperare quote di clientela termale, da molti anni in calo costante, e sottolinea che le “terme” sensoriali vanno considerate un’idea valida realizzata però in luogo sbagliato, con costi superiori ai benefici per l’azienda e per gli alberghi.
La lettera denuncia inoltre l’errata collocazione del Palamontepaschi affermando che più lavorerà più si snaturerà il ruolo del Parco Fucoli, con danno per i clienti in cura; richiama l’attenzione sulla necessità di realizzare un unico polo congressuale in luogo autonomo dagli impianti termali.
Valorizzando iniziative e innovazioni, fra cui le piscine Sillene, la lettera  afferma però che “tutto dovrà ruotare intorno all’offerta termale della cura idropinica, nostra vera peculiarità e distinzione, il solo prodotto che potrà portare, supportato adeguatamente da investimenti scientifici e di marketing, i numeri che ci necessitano”; propone alle istituzioni e ai responsabili delle iniziative in corso di istituire un tavolo di coordinamento che finalmente recuperi una strategia a breve, medio e lungo termine da seguire con concretezza.
Di fronte a una presa di posizione così chiara, ci preme esprimere piena condivisione e ribadire che il nostro Comitato, costituitosi nel 2001, è tuttora attivo perché questa impostazione di fondo di tipo termalista è stata formalmente accolta negli atti delle istituzioni, nel bando d’asta per la gestione della soc. Terme, nello studio REAG della Fondazione MPS e ora nel Piano Strutturale, ma è ancora sistematicamente negata e stravolta nella pratica.
Con l’evidente drammatica prova dei fatti, che hanno portato alla chiusura di oltre cento aziende alberghiere e commerciali, alla perdita di oltre mille posti di lavoro, all’impoverimento generale della popolazione attiva e al degrado urbanistico, risulta oggi chiaro alla comunità che il Centro Sensoriale, il polo congressuale, le piscine termali, le iniziative culturali del territorio, a cui vanno riconosciuti ruoli importanti per ricostruire una Chianciano economicamente più articolata rispetto ai decenni passati, non possono avere, sommando le nuove presenze previste da ciascun progetto, un potenziale sostitutivo delle perdite che il comparto curativo continua ad accumulare per la sciagurata politica di quanti, per oltre un decennio, lo hanno abbandonato a se stesso,
Anche la legge 323 del 24 ottobre 2000, riconosciuta da tutti i gruppi politico-parlamentari come valida a rilanciare il settore con interventi scientificamente mirati è stata praticamente disattesa. Per sette anni consecutivi il Comitato Terme ha promosso la sua attuazione sollecitando il previsto impegno normativo e finanziario dello Stato e delle Regioni.
L’attuazione della legge comportava e comporta allo Stato un investimento irrisorio (10 milioni di € all’anno per 3 anni, per tutte le stazioni termali) , ben inferiore a quello che oggi si concede ad uno solo dei 20000 speculatori finanziari.  Pur avendo documentato che ogni milione investito nel settore termale ha un ritorno allo Stato di 4 volte solo dall’ IVA e di 12 volte  dall’intero indotto (vedi CENSIS 1995 - atti Camera 2916), la legge 323 è rimasta bloccata per le interferenze sui gruppi parlamentari da parte di Federterme che ora vuole il rilancio del comparto curativo fuori dal Servizio Sanitario Nazionale.
Tuttavia la mancata attuazione della legge 323 non può essere presa a pretesto per non investire nel comparto curativo, tanto più che l’azienda termale di Chianciano è l’unica al mondo che da 10 anni non investe adeguatamente nell’unico comparto che ancora guadagna: il comparto Acquasanta.
Per tali ragioni il Comitato Terme, mentre si batte impegnando anche  l’ANCOT per l’attuazione della legge 323, si è fatto promotore di un progetto triennale, elaborato dal Prof. Antonio Fraioli, Direttore Unità Complessa Medicina Interna e Medicina Termale Università La Sapienza di Roma e Consulente Scientifico ANCOT e condiviso dalla Provincia , dal Comune e dalla Soc. Terme, che l’ha inoltrato alla Fondazione MPS per il completo finanziamento.
Tale progetto, che ha un costo di 530.000 € all’anno, risponde anche ad una delle esigenze indicate dagli Albergatori: quella di programmare iniziative di medio e lungo periodo, in quanto promuove nuova ricerca per le cure epatiche, promuove rapporti con 3000 medici di famiglia ogni anno per tre anni in 12 regioni italiane, utilizza la metà dell’investimento nella ripresa della pubblicità in RadioTV, sospesa da oltre un decennio; e ciò con l’obbiettivo di ricostruire una base solida di presenze termali.


Il Comitato Terme,
mentre esprime condivisione e apprezzamento per la lettera della Soc. Albergatori spa auspica un comune coinvolgimento nelle iniziative dirette appunto a ricostruire un forte impegno specifico dell’azienda termale;
raccomanda al Presidente Ceccherini di convocare urgentemente l’incontro per l’attuazione del progetto triennale; propone all’On. Ceccuzzi di promuovere la ricostituzione del gruppo parlamentare “Amici del Termalismo” per l’attuazione della legge 323.
Convoca l’assemblea cittadina rivolgendo alle istituzioni e ai partiti, responsabilii dell’attuale situazione, l’invito a partecipare.


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