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Con Valenza Laura Curino ha un rapporto particolare: torinese di nascita, il suo legame
con questa città è dovuto ai lunghi periodi estivi trascorsi come ospite della nonna
materna.
Ed è proprio a Valenza che Laura Curino dedica questo nuovo monologo che parla dell’oro,
del boom economico degli anni Cinquanta, della “città dell’oro” e dell’infanzia: l’età
dell’oro. Decine di personaggi, la maggior parte femminili, raccontano la propria storia
e quella dell’Italia, si disegna così un piccolo mondo a sé stante, diverso, ma
perfettamente conscio del proprio ruolo in quello grande.

Note di regia


Un campo abbandonato. Su questo campo, sparsi alla rinfusa, ricordi. Ricordi di
un’infanzia passata in campagna negli anni ‘50 a Valenza Po. C’è tutto quello che serve
per poter davvero parlare della mitica età dell’oro. L’infanzia è per antonomasia “l’età
dell’oro” di un essere umano.


Gli anni ‘50 sono gli anni del “boom economico”, del miracolo: in dieci anni l’Italia da
povera diventa “ricca”. Sono gli anni dove tutti vogliono guardare avanti: pensano a
ricostruire l’Italia e a costruire un nuovo benessere. Vogliono dimenticare in fretta la
guerra. Valenza Po è detta “la città dell’oro”, non perché vi siano montagne d’oro e
tetti e case d’oro, ma perché lì, sì proprio lì, in quel paese all’apparenza piuttosto
insignificante, vi è una illustre e felice tradizione di alta, altissima oreficeria che
ha saputo resistere all’usura del tempo.


L’età dell’oro, dunque, come infanzia negli anni ‘50 a Villabella, frazione di Valenza
Po. Quattro piccoli amici che formano una specie di banda: Anna, Cesare, Silvana e Laura.
Laura, Silvana, Cesare e Anna saranno i nostri Tom, Kim, Pinocchio, Chisciotte, Mowgli e
le nostre Cenerentola, Pippi Calzelunghe, Piperita Patty … insomma i quattro bambini
saranno il nostro personale Virgilio che ci farà da guida in questa storia. E questa
storia altro non è che un insieme di storie: le avventure e le disavventure, le corse in
bicicletta, le prime volte, i litigi, i giochi, i sogni, le paure, e su tutto regna
sovrana una beata e invidiabile incoscienza. Eh già! Certo, perché chi ci può assicurare
che la “purezza” altro non sia che un sinonimo di incoscienza, ignoranza,
inconsapevolezza … chissà se magari perdiamo l’innocenza non tanto quando commettiamo una
colpa, ma piuttosto quando acquistiamo maggiore coscienza di noi stessi e di ciò che ci
circonda… Comunque. Con i nostri eroi attraversiamo strade … spiamo paesi … ascoltiamo
favole … incontriamo gente strana … mangiamo e beviamo, e ci rotoliamo nella paglia, e
preghiamo e frigniamo e rolliamo diamanti e trafughiamo fotoromanzi e ridiamo e perdiamo
e vinciamo … Ma attenzione: come l’oro ad un tempo è bellezza e vita, ma è anche brama e
morte, così, anche qui, le cose non sono mai come sembrano. Verrebbe proprio da dire che
non è oro tutto ciò che luccica, se non fosse che i detti a volte non restituiscono la
complessità dei nostri percorsi di vita. L’infanzia è poi davvero l’età dell’oro? E gli
anni ‘50 sono stati davvero il tanto conclamato miracolo d’oro? E Valenza, questo paese
ricco eppure - e ci tengo a dire eppure - comunista, deve davvero la sua fortuna all’arte
orafa? Sono importanti le cose in sé o il punto di vista particolare dal quale le si
guarda? È tanto importante il cosa? Non è forse, a volte, il come a fare la differenza? E
soprattutto, anche qualora dovessi accorgerti che son tutte bubbole e che l’età dell’oro
non esiste, beh, che fai? Molli tutto e ciao? O vai avanti e resisti e stai con le cose,
nelle cose?

Non so, ognuno di noi deve ragionarsela per sé e da sé.

Quel che è certo, signori, è che è la prima volta che dirigo Laura. Se di direzione si
può parlare, a dire il vero. Perché in un monologo l’attore in scena è chiamato
inevitabilmente ad un grande lavoro di assunzione, trattandosi poi di Laura … beh, lei
recita, scrive e sceglie di che parlare … in breve si assume molto, moltissimo…

E non è tutto. È la prima volta che lavoro con un’attrice-narratrice-autrice. E mi
accorgo che la memoria è un puzzle fittissimo di frammenti, schegge, pezzi disorganici, è
un muscolo anarchico e irridente … non puoi imbrigliarlo, devi lasciarlo andare e stare
ad ascoltare. Le storie sono così: devi avere buoni polmoni e fiato per poter, nel caso,
resistere a lungo … e di questi tempi non è poco.


 

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