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Home » News » Quando il Teatro fa bene al teatro

Certi spettacoli fanno bene al teatro. Sabato scorso nel piccolo palcoscenico degli
Oscuri a Torrita di Siena Massimo Wertmuller ha vestito i panni di Ninetto, di Monsignor
Caracciolo, del contino Enrico e di tutti gli altri personaggi creati da Pierpaolo
Palladino per “il Pellegrino”. Un grande attore di teatro, volto noto anche al cinema e
alla televisione, ha interpretato un grande testo e gli spettatori hanno ricambiato con
un applauso infinito il piacere di aver assistito ad uno spettacolo bello, di quelli che
appassionano, insegnano e divertono. Il teatro comunale di Torrita di Siena, sotto la
direzione artistica di Manfredi Rutelli, ha ritrovato il suo pubblico. Un laboratorio con
insegnati internazionali, una stagione teatrale ben caratterizzata che punta alla qualità
degli spettacoli e da quest’anno anche la collaborazione con la Fondazione Toscana
spettacolo hanno riportato il teatro al centro della vita cittadina. Sabato il volto e la
professionalità di Massimo Wertmuller, l’ottimo testo di uno dei più apprezzati giovani
autori italiani, l’accoglienza di una struttura dalle dimensioni limitate che aiutano a
creare il magico scambio tra palcoscenico e platea hanno dato la prova, non unica, che a
Torrita di Siena si è raggiunto un risultato importante. E il legame tra la cittadina
della Valdichiana e il teatro, che si prepara ad accogliere a marzo il Festival
Internazionale “Il Teatro (va.. ) a scuola”, si è cementato anche nell’incontro alle
18.30 con l’interprete.


«Non mi è mai venuto meno l’amore per il teatro – ha affermato Massimo Wertmuller
nell’incontro prima dello spettacolo, con i ragazzi del Laboratorio Teatrale di Torrita
di Siena e il pubblico – quando si accende la “luce rossa” – il segno dell’inizio degli
spettacoli – mi passa tutto, febbre, malori e quant’altro. Oggi occorrerebbe, per
restituire la dignità al teatro, imporre un’etica nella cultura dello spettacolo, in
genere, che sia esso, teatrale, cinematografico, televisivo o altro. Se posso dare un
consiglio – ha proseguiti rivolgendosi ai giovani del Laboratorio – gli attori di domani
dovrebbero essere capaci di pensare “territorialmente” ed imparare a recitare scegliendo
anche il dialetto. Io sono molto affascinato dalla figura di Ulisse, poter
raccontare “una storia nella storia”, questo è un po’ l’obiettivo che desidero
raggiungere professionalemente».

 

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