Il BRUSTICO

Una grande quiete
regnava su tutte le cose, mentre il tramonto incominciava a
tingere di rosso la cupa superficie del lago. Gli
"aruspici" rizzarono la sacra tenda degli dèi, davanti
alla quale le donne già stavano preparandosi per cucinare le
divine pietanze. Dalle acque del lago i pescatori con le reti
avevano tratto a riva il pesce. All' aperto ardevano grandi
fuochi, dove il cibo doveva essere cucinato secondo il costume
tradizionale degli Etruschi.
... quando
il sole calò, salì dal lago una piacevole frescura che si
mischiò al tepore della terra e alla fragranza dei cibi ...
"Turms
l' Etrusco" di Mika Waltari, Rizzoli 1957
La vicenda di
Turms ammesso al banchetto dei Locumoni si svolge secondo il
racconto dell' autore al "Lago di Clusio", nel regno di
re Porsenna e queste poche righe ci suscitano l' immagine di un
mondo magico che ha lasciato un profondo segno nella vita di
tutti i giorni. E' sorprendente, ad esempio constatare quanto di
Etrusco rimane ancora oggi nelle tradizioni gastronomiche di
Chiusi, l' antica Chamars, poi Clusium romana, che fu uno dei
più vivi e consistenti nuclei di questa civiltà. Possiamo dire
che molti degli alimenti base della cucina chiusina sono legati
alla tradizione etrusca, molti "piatti" conservano
arcaiche pratiche culinarie. Soprattutto la pesca è il
"trait - d' union" che lega ancora la Chiusi moderna
con la Chamars dell' antica Etruria.
Ed è proprio
un "piatto di pesce" il Brustico" che le genti che
vivono intorno ai laghi quieti e lievissimi di Chiusi e
Montepulciano, affermano d' essere etrusco. Un "piatto"
che è un lungo messaggio di millenni che si perpetua ogni volta,
tramandato dall' antichità attraverso le costumanze del
sacrificio, un rito di fuoco rosso e grigi fumi odorosi.
"Brustico"
vuol dire semplicemente -abbrustolito-. Una volta collocato il
focolare, va messa sopra una grata di ferro a maglia non molto
grandi, ed inizia così il "rito preparatorio all' ara
sacrificale" che già migliaia di pescatori etruschi dal
tempo del "Lars Turms" compiono con metodica
tramandanza. Si pone, quindi un piccolo strato di canna palustre,
ma solo canna del lago, (per via degli umori che l' avvolgono),
tagliata a bastoncini, sul fondo del focolare e si accende. Una
volta, aggiungendo un po di canne per volta, sia quelle
secche che quelle fresche, la dove il fuoco fra mille scoppiettii
e vivide scintille tende a scemare, quindi lentamente si fanno
calare le ardenti lingue al minimo possibile, in modo che s'
incominciano a veder salire verso la griglia dense folate di acre
fumo, che poi è quello a dar sapore. Ed ecco il sacrificio: la
scardola, il piccolo luccio e soprattutto il pesce persico,
tenuti vivi in un secchio, vengono presi e adagiati sopra l' ara
(la griglia) per l' offerta sacrificale. Quando il sacro fumo
avrà lentamente aromatizzato con l' amaro profumo e
completamente ricoperto le vittime con la sua fuliggine
purificatrice e interamente cotte si tolgono dall' ara.
L' aspetto del
pesce, così brutalmente fiammeggiato assume il color nero;
raschiata la fuliggine ed i resti delle scaglie, si tolgono tutte
le teste e le code, si aprono i pesci, (dividendoli con le mani)
e si asportano le interiora. Con lievità si sbriciolano, se
occorre, si tolgono tutte le lische e si pongono i
"filetti" così sminuzzati su di un piatto di portata,
si sala, un po di pepe nero e si condisce abbondantemente
con olio extra vergine d' oliva. Una spruzzatina leggera leggera
d' aceto di vino bianco o limone (a chi piace) e viene servito
ben caldo, ovviamente abbinato ad un eccelso Vino Bianco Vergine
delle colline della zona, non certo per seguire la regola del
"bianco sul pesce", ma perché quest' ottimo vino, dal
gradevole sapore asciutto, chiuso da un delicato retrogusto di
mandorla amara, ricco di bouquet, di profumi che ricordano fiori
di campo di questa terra d' Etruria, lega perfettamente con il
sapido gusto del pesce così arrostito. Ed è ammesso il piacere
di mangiarlo usando le dita, come facevano gli Etruschi e
rivivere così sensazioni arcaiche di piacevole voluttà.
© 1997 all right by ValdichianaNet domenica 18 Maggio 1997