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DALL'UNIFICAZIONE MEDICEA AI GIORNI NOSTRI: La "rotta" di Marciano"- l'unificazione medicea - dai Medici ai Lorena - il principe Pietro Leopoldo I - il Fossombroni - i moti Sanfedisti di fine settecento - il plebiscito del 1860 - l'unità d'Italia e la vendita delle fattorie granducali - i primi collegamenti ferroviari - la seconda guerra mondiale e le opere viarie del dopoguerra.

La "rotta" di Marciano"- l' unificazione medicea - dai Medici ai Lorena - il principe Pietro Leopoldo I - il Fossombroni - i moti Sanfedisti di fine settecento - il plebiscito del 1860 - l' unità d'Italia e la vendita delle fattorie granducali - i primi collegamenti ferroviari - la seconda guerra mondiale e le opere viarie del dopoguerra.

Ad aggravare la desolante situazione della campagne chianine fu la "guerra di Siena": la cronica instabilità del governo senese divenne fatale quando l' Italia fu campo aperto per il duello tra Francia e Spagna per l'egemonia dell' Europa. La Valdichiana come il resto della Toscana fu percorsa in lungo e in largo dagli eserciti e gli abitanti inerti assistettero agli scontri fra gli imponenti schieramenti in campo: da una parte le forze franco-turche, senesi e corse, dall' altra quelle fiorentine, spagnole e tedesche. Tra il 1552 e il 1557 una serie ininterrotta di battaglie, di assedi, e cannoneggiamenti interessò i paesi e le città toscane ed ebbe il suo momento più drammatico nella battaglia di Scannagallo.

Nel 1554, si combattè nel cuore della Valdichiana, tra i Senesi con gli alleati francesi guidati da Piero Strozzi, e i Fiorentini capitanati dal Marchese di Marignano detto il Medichino. Questi ultimi ebbero la meglio: dopo circa sedici ore di accanito combattimento sconfissero i Senesi, il 2 Agosto, nella famosa rotta di "Marciano" o di Scannagallo. Piero Strozzi vittima, col suo esercito, del tradimento d' un alfiere francese comprato dal Marignano con dodici fiaschi di stagno pieni di monete d' oro si difese disperatamente; ferito, ebbe salva la vita e si rifugiò a Lucignano che era ancora in mano ai Senesi, e precisamente nel convento dei Frati Francescani. Quella battaglia detta di "Marciano", è ricordata in un affresco di Giorgio Vasari in Palazzo Vecchio o della Signoria a Firenze, ed in particolare dall' elegante tempietto rinascimentale a pianta poligonale, commissionato da Cosimo I de' Medici (divenuto "Granduca di Toscana" e non di Firenze per conferimento del titolo nel 1569), con cupola a spicchi e lanterna, dedicato a Santo Stefano della Vittoria e comunemente detto Santa Vittoria, presso il Pozzo della Chiana. Piero Strozzi con i resti delle sue truppe si rifugiò a Montalcino dando luogo alla cosiddetta "Repubblica di Siena in Montalcino" dove si continuò a batter moneta e a tentare di organizzare la resistenza alle truppe medicee in vista di una possibile rivincita. Nel 1555 le truppe repubblicane riuscirono addirittura a riconquistare alcuni castelli della Valdichiana tra cui Sinalunga e a difendere con successo Chiusi, ma furono definitivamente sottomesse dal duca di Firenze mettendo fine, il 31 Luglio 1559, all' epopea dell'ultimo stato libero italiano. Si succedettero sette granduchi medicei dei quali solo Cosimo I (1537-1574) e Ferdinando I (1587- 1609) furono principi di rilievo e di importanza più che regionale.

In quei decenni, lentamente, si andò completando l'opera di appoderamento della Val di Chiana e nel 1736 quando stava per spegnersi la dinastia dei Medici questa poteva considerarsi compiuta con la creazione delle 10 fattorie granducali. Nei primi decenni del '700, infatti, le sorti del piccolo stato toscano divennero un problema europeo perché si dava per scontato che l' ultimo granduca Gian Gastone (1723-1737) sarebbe morto senza eredi. Fu deciso di conferire il graducato all' Imperatore Francesco Stefano di Lorena, che lo fece amministrare nel periodo della cosiddetta Reggenza (1737-1765) da buoni governatori, quali il Craon e il Richecourt che risollevarono la regione dall' atonia degli ultimo periodo mediceo. Con il figlio di Francesco Stefano il principe Pietro Leopoldo I (1765-1790) il granducato acquista una vera e propria autonomia.

Attingendo alle forze più aperte e progressiste del paese, il Rucellai, il Neri, il Gianni, il Tavanti ecc. il granduca Leopoldo svolse un' ampia politica di rinnovamento nell' economia, nell' amministrazione civile e giudiziaria ispirandosi alle idee più avanzate dell' illuminismo europeo, fino a vagheggiare la concessione di una costituzione. All' opera del principe Pietro Leopoldo si deve l'inizio della bonifica della Maremma e soprattutto il completamento e la razionalizzazione di quella della Valdichiana. Artefice geniale della poderosa opera fu l'aretino Conte Vittorio Fossombroni a cui fu affidata la soprintendenza dei lavori.

Il Fossombroni, fine diplomatico, saggio amministratore ed a lungo primo ministro dello stato toscano, riuscirà a mantenere, ininterrottamente (dal 1788 al 1827), l'incarico anche durante la parentesi del Governo Francese in Toscana all'indomani della Rivoluzione. A questo proposito c'è da dire che i contadini della Chiana, insieme con gli altri della Toscana, scrissero una pagina che si può senz'altro definire singolare quando nel 1799, si sollevarono contro i soldati mandati dai "Giacobini" mettendoli in fuga, al grido di "Viva Maria!" schierati dietro il Labaro della Madonna.

Una ventata di guerra e di fanatismo sconvolse per un breve periodo la Valdichiana. Tra la popolazione rurale vi era una fortissima avversione verso le nuove idee lungamente sobillata dal clero che individuava nei repubblicani i peggiori nemici di Dio e della religione. All'inizio di Maggio si arrivò all' insurrezione. La foce infondata che l'esercito francese avesse subito dei rovesci ad opera degli imperiali e che Firenze fosse stata riconquistata accese gli animi di entusiasmo e di furore. Nelle piazze furono abbattuti gli alberi della libertà e sostituiti con le croci, i presidi francesi costretti alla resa, mentre in tutta la valle si verificarono episodi cruenti con giustizie sommarie incendi e rapine. Istigate dall'arcivescovo Francesco Passeri e guidate dal prete Giuseppe Romanelli, che acquisì la fama di personaggio spietato meritandosi l'appellativo di "Ruffo della Chiana", le plebi insorsero al grido di "Viva Maria", occuparono Arezzo e Cortona e vi compirono efferatezze su ebrei e giacobini. Quando giunse la notizia che un' armata franco-polacca forte di 4000 uomini marciava da Perugia per ricondurrre all' ordine le città toscane, i cortonesi si prepararono alla difesa, una parte arroccandosi in città dove avevano fabbricato un cannone di legno, altri disponendosi in agguato sulle alture di Terontola e del Campaccio. Non vi fu grande resistenza: gli insoprti preferirono capitolare. Non così gli aretini che respinsero (il 14 maggio) le truppe franco-polacche e ne uccisero a Rigutino un generale. La città rimase nelle proprie mani e a nulla valse ro le minacce del governatore francese di Firenze. Anzi, fu costituita un' armata austro-russo-aretina che entrò trionfante in Firense e Siena (ormai evacuate dai francesi dopo la disfatta subita alla Trebbia) con alla testa il vessillo della Madonna del Conforto portato dalla moglie di un certo generale Mari di Montevarchi ("la Sandrina"). In Toscana fu instaurato un governo provvisorio nominato dal granduca Ferdinando III esule in Austria che resse fino all'avanzata di Napoleone dopo la vittoria di Marengo (1800). Cortona insorse di nuovo, ma la sollevazione fu prontamente repressa.

Le riforme leopoldine e quelle napoleoniche portarono alla soppressione di tutta una serie di istituzioni di origine medioevale che ancora sopravvivevano. Nell'800 le condizioni economiche miglioreranno; l'attività prevalente, comunque è ancora quella agricola che continua ad essere attuata col sistema mezzadrile. La dominazione francese in Valdichiana finì nel maggio del 1814 ed il principe di Rospigliosi, a Firenze, prese solenne possesso della Toscana a nome del granduca Ferdinando III. Dal punto di vista amministrativo c'è da ricordare che nel 1809, nell'ambito del riordinamento napoleonico, i territori senesi e grossetani erano stati uniti nel dipartimento dell'Ombrone con capoluogo Siena, mentre la Valdichiana aretina entrò a far parte del dipartimento dell'Arno.

La restaurazione del 1814, con il ritorno in toscana dei Lorena, assegno tutti i comuni della Valdichiana al distretto di Arezzo a cui rimasero fino alla riforma del 1848 che restituì al compartimento senese i territori a ovest del canale Maestro. Il 18 giugno del 1824 alla morte di Ferdinando III assunse il governo della Toscana suo figlio Leopoldo II. Questi chiamò alla segreteria di Stato (ministero degli interni) l'ormai settantenne conte Vittorio Fossombroni. Le popolazioni della Valdichiana furono coinvolte marginalmente nei moti risorgimentali (nella notte del 2 settembre 1833 furono repressi sul nascere disordini ispirati dal Mazzini: numerosi arresti a Montepulciano, Siena, Firenze, Livorno, Pisa), mentre nel 1849 accolse in maniera tutt'altro che amichevole Giuseppe Garibaldi in fuga con la moglie Anita da Roma all'indomani della caduta della Repubblica.

Nel plebiscito del Marzo 1860, la Valdichiana votò a favore dell'annessione del Granducato di Toscana al regno di Vittorio Emanuele II. All'indomani dell' unità d' Italia tra il 1863 e il 1864 furono vendute ai privati le 10 fattorie demaniali. Nel 1862 viene completata la ferrovia Chiusi-Siena alla quale seguirà la Roma-Firenze nel 1873. A proposito della Chiusi-Siena c' è da dire che sebbene il tratto ferroviario Empoli-Siena fosse stato innaugurato il 14 Ottobre 1849; il tratto Siena-Sinalunga fu completato solo il 19 settembre 1859 e il tratto Sinalunga-Torrita nel 1860. Il tratto Torrita-Montepulciano fu ultimato (fino al ponte di ferro a due luci sul Salarco, a poche centinaia di metri dalla cascata) nel 1861, mentre il tratto residuo, fino a Chiusi, il 24 luglio 1862. Nel 1867 l'esercito regolare impedì a Garibaldi di marciare su Roma mettendolo agli arresti nel Palazzo Agnolucci di Sinalunga. Nel 1916 venne innaugurato "il trenino" Fontago-Montepulciano che rimase in servizio fino al 1926.

Negli anni seguenti la grande guerra la zona di Foiano fu l'epicentro di un vasto movimento a base socialista che durante gli anni 1919-1921 (il cosiddetto "biennio rosso") fu molto attivo e lasciò una profonda traccia nell'organizzazione economica e sociale della zona. Durante la seconda guerra mondiale il passaggio del fronte si ebbe tra la fine del giugno e l'inizio del luglio del 1944; si verificarono numerosi e dolorosi fatti di sangue tra i quali ricordiamo: - il feroce eccidio di Civitella in Val di Chiana ad opera dei nazisti
- la cosiddetta "battaglia di Monticchiello" tra una formazione partigiana locale e fascisti venuti da Siena
, ma anche - l' esecuzione di cinque prigionieri italiani (carabinieri e militi della GNR) eseguita da una formazione partigiana composta per lo più di sbandati e renitenti alla leva di Salò (la Simar che giunse ad impegnare 400 uomini) che in quei giorni aveva stabilito i propri accampamenti mobili sulle pendici del Monte Cetona.
Infine, sempre ai tedeschi in ritirata si devono gli abbattimenti dello storico ponte di Valiano e quello parziale del Callone dei primi di luglio del 1944. I lavori per l'autostrada del Sole, che attraversa da Nord a Sud la Valle quasi parallelamente al canale Maestro, vennero iniziati nel 1964. Completano il quadro la recente costruzione della direttissima Roma-Milano e la superstrada Perugia-Bettolle ancora del 1964 che insieme alla linea ferroviaria secondaria Arezzo-Sinalunga costituisce l'unico attraversamento trasversale della Valle.

 

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