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L'ETA' COMUNALE: Le lotte tra i Guelfi e i Ghibellini - le battaglie di Montaperti e Campaldino - l'egemonia di Firenze sulla Toscana.

Il territorio della Chiana, vide durante tutto il periodo Comunale, le lotte tra i Guelfi e i Ghibellini. Dopo la sanguinosa sconfitta dei Guelfi nella piana di Montaperti, il 4 Settembre 1260 (di cui Dante Alighieri racconta "...lo strazio e il grande scempio - che fece l'Arbia colorata in rosso"), i fuorusciti cortonesi, che vi avevano preso parte, ottennero dai Senesi e dai Perugini un valido aiuto per rialzare le mura di Cortona abbattute da Guglielmo o Guglielmino degli Ubertini vescovo-conte di Arezzo, il quale inflisse una dura sconfitta ai Senesi nella battaglia di Pieve al Toppo (1287), in quel tempo alleati dei Guelfi fiorentini(tra i senesi, sbaragliati, trovò la morte quel Lano da Siena ricordato da Dante tra gli scialacquatori [Inferno, XIII, 120]); sottomise, quindi, il Castello di Lucignano, Monte S. Savino e Gargonza e, sebbene già vecchio, si spinse per la Chiana, impadronendosi di Montepulciano e Chiusi.

Qui il combattimento avvenne presso una torre che, per insulto ai Perugini confinanti, fu chiamata "Beccati questo" e di fronte alla quale i Perugini, nel 1288, ne fecero sorgere un' altra, chiamandola "Beccati quello". Guglielmo morirà, nel 1289, assieme con Buonconte da Montefeltro, nella battaglia di Campaldino, ove i Fiorentini, tra i quali c' era Dante ventiquattrenne come cavaliere"feditore", vinsero contro Arezzo e i ghibellini guidati dal Vescovo di Arezzo al quali S. Margherita aveva invano raccomandato di impugnare il pastorale anziché la spada. In seguito alla disfatta Firenze e Siena entreranno in possesso di larghe porzioni di territorio aretino. Dante in un' opera minore afferma che degli aretini, già definiti "botoli ringhiosi" (Purgatorio, XIV, 46-47), ebbe "temenza molta", poiché questi uomini della fanteria aretina gli andavano a scannare i cavalli, e lui si dava da fare per allontanarli con la sua spada lucente.

La sconfitta subita dai guelfi fiorentini e dai loro alleati a Montaperti fu semplicemente un episodio, che arresta solo per sei anni la lenta marcia che tra alterne vicende porterà Firenze (da ricordare la crisi bancaria del 1342, la peste del 1348 ed il tumulto dei Ciompi nel 1378) all' egemonia sulla Toscana ed in particolare all' unificazione dei territori dei Valdichiana. La rotta di Campaldino, invece fece sì che le sorti del comune di Arezzo venissero notevolmente compromesse e nonostante la ripresa sotto la Signoria dei Tarlati finì per soccombere e divenne dominio fiorentino (1384).

Tra la seconda metà del XV e l' inizio del XVI sec. il territorio della Valdichiana era diviso politicamente in due settori. Da una parte i comuni di Arezzo, Castiglion Fiorentino, Cortona, Marciano, Civitella, Monte San Savino, Foiano e Montepulciano gravitavano sotto l' egemonia di Firenze; dall'altra Lucignano, Sinalunga, Torrrita, Chianciano, Sarteano, Chiusi, Cetona erano soggetti alla repubblica di Siena.

Un altro dei momenti salienti delle lotte tra Siena e Firenze è rappresentato dalla battaglia vinta il 1 giugno 1432 presso San Romano dai Fiorentini contro i Senesi alleati dei Visconti. E' rievocata nel dipinto raffigurante lo scontro finale tra i capitani dei due eserciti, con Niccolò da Tolentino che disarciona Bernardino della Ciarda. La tavola, che reca la firma del pittore Paolo Uccello, appartenne a Lorenzo il Magnifico.

La precaria stabilità politica dei territori della Valle, e i diversi interessi nutriti da Siena e Firenze furono i principali ostacoli alla ripresa delle opere di bonifica e la causa della frammentarietà degli interventi che caratterizzarono il periodo medievale ed il primo rinascimento. Solo quando, con la caduta di Siena nel 1554, tutto il territorio passò sotto il dominio dei Medici, poté essere approntato un piano coordinato e completo di bonifica (anche stimolato dai sempre maggiori interessi fondiari che il Granduca qui nutriva).

 

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