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LE ORIGINI: Il fiume "Clanis"- la dodecapoli etrusca - Larth Porsenna - la conquista romana- l'impaludamento della valle e la sua decadenza.

Una delle zone più fertili e ridenti della Toscana è, senza dubbio, la Val di Chiana. Nel quaternario un antico fiume, le cui vicende saranno strettamente legate alla storia della valle, proveniente dal Casentino raggiungeva il Tevere percorrendo tutta la valle. Pressappoco dalla latitudine di Arezzo; la porzione centro-meridionale del fiume continuò a defluire verso il Tevere fin nell' epoca romana e oltre prendendo il nome di Clanis da cui Val di Chiana.

Il paesaggio attuale è il risultato di trasformazioni naturali e di modificazioni operate dall'uomo tendenti ad utilizzare al massimo il terreno per le attività agricole. Risulta infatti che vi era presenza di insediamenti abitativi " in loco ", fin dal periodo neolitico, nell'età del bronzo e nella prima metà dell'età del ferro (circa 2000 a.c.). I primi insediamenti di rilievo si ebbero nella fascia collinare e furono costituiti da comunità dedite all' agricoltura e alla pastorizia. Si presuppone che anche questa zona sia stata interessata da quel fenomeno che viene definito " rivoluzione agraria del neolitico " e che vide l'uomo trasformarsi da cacciatore-raccoglitore nomade in agricoltore-allevatore stabile.

Nel periodo etrusco-romano gli insediamenti tesero a spostarsi più a valle. Numerosi ritrovamenti archeologici lasciano ipotizzare che il territorio agricolo fosse densamente abitato. L'analisi di varie necropoli ha permesso di stabilire un quadro generale degli stanziamenti etruschi (che raggiusero il massimo sviluppo tra il VI e il IV secolo a.C.): si evidenziano piccoli insediamenti di natura prevalentemente agricola in cui la coltivazione del farro e del siligo era favorita dai terreni particolarmente fertili; nei rilievi pascolava il bestiame, mentre la navigabilità del Clanis permetteva una intensa attività di scambio dei prodotti che si spingeva fino a Roma.

Fu una regione agricola ricca e produttiva al tempo dei Romani, da essere sinonimo di granaio dell'Etruria, come testimoniano antichi scrittori, quali Cornelio, Strabone, Plinio il Vecchio (nella sua "Storia naturale") e Tacito, e la presenza di centri che poi diverranno importanti città come Arezzo, Chiusi e Cortona ne è una ulteriore conferma. Col tempo la pendenza verso S si fece sempre minore, in seguito agli alluvionamenti operati dai torrenti laterali e forse di un sollevamento tellurico, provocando l' impaludamento della vallata a cui gli etruschi prima e i romani poi cercarono di far fronte con opere di canalizzazione e di regolazione aventi lo scopo di mantenere le acque navigabili e di poter continuare lo sfruttamento ittico.

L'organizzazione sociale si impernia sulle città principali che divengono sede di locumonie. Nel VI sec. a.C. Chiusi, seguita in un secondo tempo da Cortona, entra a far parte della dodecapoli che aveva giurisdizione sull' intera Tuscia (coincidente pressappoco con i confini dell' attuale Toscana). Larth Porsenna, la cui esistenza storica è da molti considerata non certa, sarebbe vissuto verso la fine del VI sec. a.C. e secondo Tito Livio (II,9-13) avrebbe marciato nel 508 a.C. con il suo esercito alla volta di Roma con l'intento di ristabilirvi un re etrusco.Ancora legata a Porsenna è la fantasiosa descrizione del mausoleo d' oro che questi avrebbe fatto costruire nel sottosuolo della città di Chiusi. Plinio lo descrive come un monumento di forma quadrata in pietra con dentro un labirinto inestricabile e sopra cinque piramidi alte 150 piedi terminanti in globi bronzei (Nat. Hist. XXXVI,13). I secoli VI e V a.C. segnarono l' apogeo della civiltà etrusca sottoposta a invasioni provenienti dal nord e alla progressiva penetrazione romana.

Fondamentale a questo proposito è da considerarsi la disfatta dei Sanniti, Umbri, Galli ed Etruschi al Sentino nel 295 a.C. che permetterà ai romani di stabilire il proprio dominio su tutta la regione con modalità analoghe al resto dell' impero. All'inizio della I guerra punica i romani avevano concluso la conquista del territorio ordinandolo in gran parte nel sistema della federazione che lasciava un certa autonomia formale alle città e che durò fino al momento della concessione della cittadinanza romana a tutti gli Italici (91 a.C.). Della saggezza di tale sistema i romani raccolsero il frutto allorchè popolazioni italiche sobillate da Annibale, che attraversava vittorioso la penisola nel 217 a.C., preferirono restare fedeli a Roma.

Nel 220 a.C. circa il console Cassio Longino presiedette alla costruzione della via militare "Cassia", che attraversava longitudinalmente la Valle e che potè essere percorsa ancora nel 786 da Carlo Magno per recarsi da Firenze a Roma. Il territorio della Chiana, devastato, avanti Cristo, dagli scontri tra gli eserciti romani di Carbone e Silla si avvia negli ultimi anni della Repubblica ad un lento declino e da un progressivo spopolamento dovuto sia ai danni della malaria che alla non più redditizia cultura del grano per via dell' importazione dall' Oriente e dall' Egitto. Un declino che proseguirà durante l' impero, le invasioni barbariche e per tutto l' alto medioevo. Fu allora che taluni centri scomparvero o rimasero fortemente scossi tanto da non risollevarsi più. La stessa Siena durante tutto questo periodo è ricordata solo per la plurisecolare contesa di 18 pievi in Val di Chiana con la diocesi di Arezzo.

E' piuttosto difficile dire quale fosse l'esatta condizione della valle in epoca tardo romana perché non esistono documenti che ne attestino la situazione idrica. Sappiamo con certezza che le invasioni barbariche determinarono l'abbandono delle terre di pianura e che pertanto la situazione idrica subì un decadimento progressivo fino a che, dopo l'anno Mille, si hanno testimonianze sicure sull'impaludamento dei territori vallivi in conseguenza dell' inversione del corso della Chiana, per cui parte delle acque anziché dirigersi verso il Tevere iniziarono a scendere nell'alveo dell'Arno.La situazione continuò ad aggravarsi fino ai secoli XII e XIII: il tracciato della Cassia viene di fatto abbandonato dato che la Valle è di nuovo impaludata e viene considerata come un luogo malsano e desolato e come tale ricordata da Dante e da altri autori di poco posteriori.

Nella Divina Commedia in particolare oltre al descrivere il lento "mover della Chiana" (Paradiso - XIII, 23), si ricordano gli "spedali di Val di Chiana tra 'l luglio e l' settembre" (Inferno - XXIX, 46-47), nei mesi cioè della malaria. Il periodo di massimo impaludamento della valle, secondo dati ormai acquisiti, viene a coincidere con la massima espansione demografica medievale, intorno alla fine del XIII secolo.

E' in questo periodo che si forma in Toscana come in Umbria , un tessuto di insediamenti sparsi, intorno a pievi, castelli e ville, che sarà poi il punto di appoggio per il successivo appoderamento e la diffusione della mezzadria. Insediamenti che riguardano le vie di comunicazione (pievi e porti), ma anche il dissodamento e la coltivazione di aree forestali e agricole : badie e castelli. I castelli citati dal Repetti nel suo Dizionario sono distribuiti, è vero, a una certa distanza dall' acqua , sia sul versante senese che su quello aretino. Ma le chiese (popoli) riportate nelle Rationes Decimarum mostrano una diffusione estesa a tutta la fascia di ripiani collinari ; i margini di questi sono caratterizzati dalla presenza di monasteri. In particolare la densità di questi insediamenti è notevole nella fascia centrale del bacino, fra Cortona e Lucignano : qui le pievi di Ronzano e di Farneta, i castelli di Lucignano, Foiano e Bettolle, i numerosi popoli sparsi sui ripiani testimoniano l' esistenza di un' intensa attività umana intorno al bacino palustre.

Il paesaggio che doveva offrire la Val di Chiana, all'epoca, era forse quello di un grande lago stagnante, da cui spuntavano le emergenze collinari, dove prevalentemente si insediarono i nuclei originari dei centri più antichi della valle. Questi centri dovevano essere collegati oltre che per via d'acqua anche per via terra secondo una trama viaria che sfruttava il percorso all'asciutto passando in quota alle colline, guadando la distesa palustre su ponti mobili provvisori o fissi situati nelle strettoie della valle. Da ciò derivano verosimilmente toponimi quali " il porto", il " ponte ", il " passaccio " ed altri che testimoniano la struttura geografica ipotizzata.

 

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